venerdì 21 febbraio 2014

Fede e ragione: una storia infinita

L’ateismo contesta alla religione, ed al Cristianesimo in particolare, il fatto di essere un prodotto effimero ed illusorio della mente umana. Dalla critica colta e raffinata di Feuerbach, fino all’ateismo sgangherato di Odifreddi, il pensiero ateo nega alla religione ogni contatto con la ragione, ritenendoli completamente incompatibili. 

Il filosofo tedesco, pur essendo lontano dal becero anticlericalismo illuminista, scriveva che: “Essendo Dio e l’uomo in un rapporto antitetico, la ragione deve distruggere l’illusione perniciosa chiamata Dio, che si pone al suo posto dell’Uomo” (L. Feuerbach, "L’essenza del cristianesimo”), intendendo con questo definire la religione come una mero prodotto irrazionale della mente umana in cui proiettare i propri bisogni e le proprie aspirazioni sperando in una loro realizzazione ideale.

Ma anche l’ateismo più semplice ed ingenuo, come quello, per intenderci, del matematico Piergiorgio Odifreddi, che, ad esempio, scrive: “Non possiamo essere Cristiani, e meno che mai Cattolici, se vogliamo allo stesso tempo essere razionali e onesti. La ragione e l’etica sono infatti incompatibili con la teoria e la pratica del Cristianesimo” (Piergiorgio Odifreddi, “Perché non possiamo essere cristiani - e meno che mai cattolici”), ha come denominatore comune la convinzione di ritenere la religione essenzialmente una irrazionalità. 

Nel proporre tale contrapposizione l’ateismo, che, ricordiamo, è un fenomeno recente nella storia dell’umanità, crede di aver introdotto un elemento di novità nel discorso sulla ragione e la fede, ma in realtà la questione ha origine molto antiche. Nei primi secoli dell’era cristiana il pensiero logico razionale in Occidente era costituito essenzialmente dalla filosofia aristotelica e finché questa riguardò discipline come la grammatica o la retorica venne facilmente armonizzata con la religione cristiana. Fu Agostino d’Ippona che si prodigò a trovare questo punto di equilibrio, ma dal XIII secolo in poi cominciarono a diffondersi, tradotte in latino da precedenti versioni arabe, altre opere di Aristotele sulla filosofia della natura, sulla metafisica e sulla morale. Questo aristotelismo, com’era stato interpretato dal filosofo arabo Averroé e tramandato dai commentatori arabi, che ne furono gli intermediari, si presentava già costituito in un sistema chiuso, autosufficiente, in netta opposizione con la fede cristiana, che presentava una visione razionalistica del mondo da cui si trovava esclusa ogni idea di creazione. La cristianità medioevale si trovò costretta ad ammettere l’esistenza di una doppia verità: quella secondo la fede e quella secondo la ragione.

Tutto ciò avrebbe potuto determinare un conflitto insanabile e relegare la religione e la fede in Dio nell’ambito dell’irrazionalità, molto tempo prima dell’avvento dell’ateismo. Ed, infatti nel 1210 il Concilio di Parigi arrivò addirittura a proibire le opere fisiche e metafisiche di Aristotele. Fu il genio di Tommaso d’Aquino a rendere il pensiero aristotelico propedeutico al pensiero cristiano dimostrando per primo che fede e ragione non sono in antitesi, ma che quest’ultima non serve solo per conoscere il mondo sensibile, del divenire, ma può addirittura essere un supporto alla fede. Tommaso dimostrò che la ragione crea i preamboli per la fede, in quanto è in grado di dimostrare l’esistenza di Dio attraverso la conoscenza delle cose sensibili. Da qui le cinque vie di Tommaso che, seguendo il metodo aristotelico della minuziosa analisi razionale della natura (physis), raggiungono induttivamente e caratterizzano il mondo immateriale ed invisibile.

Attraverso l’interpretazione tomista le categorie aristoteliche, nella loro precisione, poterono servire al chiarimento del deposito rivelato fornendo uno strumento apprezzabile per rendere ragione di molte affermazioni della fede. La ragione, quindi, non smentisce affatto la religione e non la fa passare per una irrazionalità, come pensa Feuerbach, ma potendo proporre dei paragoni a difesa della fede può dimostrare l'inefficacia e la falsità di obiezioni avanzate contro la fede stessa. La ragione può arrivare a dimostrare che un Dio può esistere e può porre le basi per la fede. E’ ciò che non accetta l’ottuso ateismo di Odifreddi che concepisce solo una ragione senza la fede. Ma questa condizione finisce fatalmente per ingigantire il valore della ragione fino a ritenerla unico strumento della conoscenza. E’ questa la vera irrazionalità, ritenere la ragione capace di tutto, l’unico strumento in grado di sondare la realtà, mentre, invece, dovrebbe sempre essere consapevole dei suoi limiti per sapersi aprire al Mistero.

Bibliografia

J. Le Goff "Gli intellettuali nel Medioevo", Mondadori, Milano 1959;
J. Leclercq "Cultura umanistica e desiderio di Dio" Sansoni, Firenze 1968;
M. F. Pellegrin "Dio" Garnier-Flammarion, Parigi 2003;
J. Le Goff "Il Dio nel Medioevo" Editori Laterza, Bari 2011.

venerdì 14 febbraio 2014

La notte dell'umanita'

Veramente una bruttissima notizia, cio' che ha fatto inorridire tutto il mondo, e che ho gia' stigmatizzato qui, si e' praticamente concretizzato. In Belgio e' quasi divenuta legale, manca solo la formalita' della firma del re, l'eutanasia anche per i bambini, senza alcun limite d'eta'. Con un vero colpo di mano il laicismo belga, con la chiara intenzione di anticipare la mobilitazione delle forze contrarie, ha completato l'iter di approvazione della legge in tempi rapidissimi.

Ho gia' scritto come tale legge sia una bestialita' senza confronti, una vera e propria legalizzazione dell'omicidio dell'innocente, in quanto impossibile valutare l'effettiva volonta' di un minore. Si tratta di un'assurdita' senza eguali, un feroce atto di barbarie di Stato, ma anche di una contraddizione logica per cui al bambino e' vietato sposarsi o di comprare una casa, mentre puo' chiedere di morire. Per i laicisti la vita umana non vale quanto una casa. 

Una cappa nera si addensata sulle teste degli uomini, l'abisso piu' profondo si aperto sotto i nostri piedi. Dopo la legalizzazione dell'aborto ecco che la vita dei bambini, la personificazione dell'innocenza, subisce un'altra profonda ferita. La notte dell'umanita'.

giovedì 6 febbraio 2014

L'ipocrisia anticattolica dell'Onu

La Commissione sui diritti dell’infanzia, al termine della 65esima sessione del Comitato per i Diritti del Fanciullo, ha pesantemente attaccato il Vaticano e la Chiesa Cattolica accusandola di aver violato la Convenzione Onu del 1989 di cui è firmataria. Le accuse vanno dal non aver riconosciuto la portata dei crimini di pedofilia commessi dai sacerdoti nel periodo considerato, dall’aver coperto i colpevoli fino al non aver previsto misure adeguate per risarcire e sostenere le vittime dei soprusi. Inoltre questo organismo ha anche espresso pesanti dubbi sulle politiche della Chiesa contro l’omosessualità, la contraccezione e l’interruzione volontaria della gravidanza considerandoli segnali di una cultura oscurantista che favorisce la pedofilia nel clero. 


Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica è stata una vergogna enorme e per quei sacerdoti che si sono macchiati di tali crimini non esiste alcuna scusante ed è giusto che siano consegnati alla giustizia penale affinché siano giudicati e, se colpevoli, condannati. Su questo punto non può esserci discussione, ma il rapporto dell’Onu appare singolarmente troppo duro, non era mai successo che un organismo religioso fosse chiamato a giustificarsi davanti all’Onu. Le accuse si concentrano eccessivamente e solamente nel periodo in cui, colpevolmente, prevalse nella Chiesa l’omertà e il silenzio per non creare scandalo tra i fedeli, senza dare particolare risalto al lungo cammino fatto finora dalla Chiesa Cattolica iniziato con papa Benedetto XVI, che ha fatto rimuovere vescovi e cardinali portando davanti al Tribunale della Dottrina della fede circa 4 mila sacerdoti, e proseguito con l’attuale papa Francesco che ha istituito una Commissione per la protezione dei minori. 

L’Onu ha promosso una vera e propria campagna denigratoria che interessa tutta la presenza sociale ed educativa della Chiesa Cattolica, come se il crimine di pochi possa inficiare il tanto bene operato per i giovani dalle parrocchie e dai gruppi ecclesiali in tutto il mondo e si è permessa addirittura di interferire nell’insegnamento della Chiesa sulla dignità umana e nell’esercizio della libertà religiosa. Questo fatto è di una gravità assoluta, come non pensare all’influenza di organizzazioni omosessuali, molto potenti negli Stati Uniti, che premono per veder imposta l’ideologia di genere, il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali? E’ fin troppo palese l’intento strumentale del rapporto dell’Onu che appare inficiato da un chiaro pregiudizio ideologico anticattolico, infatti l’Onu, così attenta ad intervenire contro la pedofilia , in altre occasioni, non si è comportata allo stesso modo. Si è ben guardata, ad esempio, dal redarguire con analoghi rapporti di fuoco la famigerata Associazione degli Psichiatri Americani (APA) che nell’ultima pubblicazione del suo manuale di riferimento (Statistical Manual of Mental Disorders) ha declassato la pedofilia da "disordine" a “orientamento”. Sarà solo un caso il fatto che tale Associazione è notoriamente controllata dalla lobby gay americana?