martedì 26 maggio 2015

Cambia lo IOR, ma al laicismo non piace. Il nuovo IOR o il cambiamento?

E’ notizia di questi giorni, appena accennata sui principali media italiani, dei primi importanti risultati del processo di pulizia imposto da papa Francesco per bonificare l’Istituto per le opere di religione, meglio conosciuto come lo IOR, la “banca del Vaticano”. Si tratta di un’operazione che mira al ritorno della missione originaria di assistenza alle opere di religione, senza avventurarsi in attività che, seppure lecite, danno adito a sospetti e, comunque, non coincidenti perfettamente con la missione della Chiesa.

A due anni dall’annuncio del papa di bonificare lo IOR, si festeggiano ora i primi risultati positivi dovuti all’azione di pulizia di tutti i conti sospetti o non pertinenti ai criteri stabiliti. Il rapporto annuale sottolinea, inoltre, l’adeguamento dell’Istituto alle nuove normative vaticane in materia di trasparenza finanziaria. A premiare questo nuovo corso arriva anche la notizia di un utile netto che sfiora i 70 milioni di euro, risorse che andranno a finanziare progetti umanitari.

Eppure, nonostante queste notizie testimonino come sia stato ormai definitivamente posto fine all’uso improprio dell’Istituto, il mondo laicista le commenta in modo ottuso e decontestualizzato tirando in ballo il solito corollario qualunquista di accuse di indebita ricchezza, di immaginari intrallazzi, di ingiusta percezione dell’8 per mille, dell’imu e quant’altro. Questa è la desolante impressione che si ricava leggendo i commenti dei blog laicisti che si sono interessati a questa notizia, come ad esempio quello de “Il fatto quotidiano”. Nessuna capacità di elaborazione della notizia, solo insulti e volgarità. 

Questo è il tipico modo di comportarsi del laicismo, nessuna volontà di dialogo, nessun interesse per la costruzione di una società veramente pluralista, dove sia tutelata la libertà di pensiero. La sua posizione è di intransigenza totale, di idee preconcette, che devono restare tali per giustificare il l’odio verso l’avversario, cioè la Chiesa e i cristiani, che devono essere solo spazzati via.    

venerdì 22 maggio 2015

Il monofisismo, un Cristo solo divino

Da un punto di vista teologico il V secolo dell’era cristiana è stato indubbiamente molto travagliato. La disputa principale che opponeva vari esponenti della Chiesa, e delle comunità cristiane, era per lo più incentrata sulla figura del Cristo. L’eresia ariana, che si sviluppò nel secolo precedente e che si diffuse enormemente, negando la divinità del Cristo, determinò, per reazione, la nascita di tutta una serie di visioni teologiche che, per esaltare la divinità del Cristo, finirono per negare la sua piena umanità. Questo fu il caso di eresie come l’Apollinarismo e più tardi del Monotelismo, che abbiamo già visto, e di tutta una serie di visioni che variamente negano la piena umanità del Cristo racchiuse nel termine tecnico di monofisismo.

Questo termine deriva dal greco monos, “unico”, e physis, “natura” alludendo proprio alla detrazione di qualcosa all’integrità della natura umana del Cristo e, quindi, al riconoscimento della sola natura divina. Il massimo esponente di tale pensiero fu un monaco archimandrita di un monastero di Costantinopoli, Eutiche, che nel 448 entrò nella disputa teologica per opporsi a Nestorio. Come sappiamo quest’ultimo sosteneva che in Cristo esistessero due persone, ma per Eutiche, in realtà, prima dell’incarnazione, Cristo possedeva due nature, umana e divina, che divennero una sola, cioè divina, perché si fusero insieme, come delle gocce d’acqua nel mare. Era una visione che si opponeva radicalmente al credo apostolico formalizzato a Nicea nel 431 e, così, fu avversato dal vescovo di Dorilea, Eusebio, lo stesso che vent’anni prima, nel 428, aveva già accusato Nestorio. In seguito a questa accusa un sinodo a Costantinopoli, presieduto dal patriarca Flaviano, condannò la cristologia di Eutiche, che ricevette anche una censura da parte del papa, Leone Magno, riportata nel suo Tomus ad Flavianum, un autentico gioiello della teologia latina. 

Ma Eutiche poteva contare su un’amicizia molto influente alla corte dell’imperatore Teodosio II, il potentissimo eunuco Crisafio, vero regnante dell’impero e nemico giurato di Flaviano. Crisafio convinse l’imperatore a revocare le conclusioni del sinodo e a dare mandato al nuovo vescovo di Alessandria, Dioscoro, successore di Cirillo, di indire un nuovo Concilio. Questo si svolse ad Efeso nel 449 e dichiarò l’insegnamento di Eutiche ortodosso. Il Concilio riabilitò pienamente Eutiche e scomunicò tutti i più importanti teologi antiocheni tra cui Eusebio di Dorileo e Teodoreto di Ciro. Durante il Concilio Crisafio fece duramente picchiare il patriarca Flaviano, strenuo difensore della duplice natura umana e divina di Cristo, al punto che per i maltrattamenti ricevuti morì poco dopo in Lidia, dove era stato esiliato. Venuto a conoscenza di tutto questo papa Leone Magno definì il Concilio un “latrocinium Efesinium”, cioè il latrocinio di Efeso. 

Rimasto molto addolorato di questo Concilio, papa Leone espresse all’imperatore la volontà di convocarne uno vero, ma Teodosio II, che patteggiava per Eutiche, spinto da Crisafio, non diede alcuna speranza al papa. Nel 450, però, Teodosio II morì improvvisamente per una caduta di cavallo e gli successe la sorella Pulcheria con il marito Marciano, due persone pie, ortodosse e fedeli alla sede apostolica, mentre Crisafio, secondo lo storico bizantino Malalas, fu linciato dalla popolazione di Costantinopoli inferocita per le sue angherie. Fu, così, convocato il Concilio desiderato dal papa che si riunì definitivamente a Calcedonia nel 451, e, seguendo la linea teologica del Tomo di Leone, fu definitivamente condannata la formula monofisita di Eutiche e confermata quella dottrinale ortodossa, cioè l’unità di Cristo come persona, quindi il rifiuto dell’eresia nestoriana, come era stato proclamato al primo Concilio di Efeso, e la dualità delle nature, cioè che il Verbo di Dio è consustanziale a Dio, per la natura divina, e agli uomini, per la natura umana.

Tutta questa vicenda ci testimonia, ancora una volta, quanti pericoli di confusione e di erosione ha corso durante i secoli l’originale fede apostolica. Solo l’esistenza della roccia costituita dalla sede apostolica di Roma ha permesso di mantenere immutata la verità del vangelo. Durante il Concilio di Calcedonia, una volta letto il Tomo di Leone, tutta l’assemblea acclama a gran voce, com’era d’uso a quel tempo, che lo stesso apostolo Pietro ha parlato per bocca di Leone, riconoscendo che il vescovo di Roma, successore di Pietro, gode della stessa infallibilità che Cristo ha dato a Pietro. E’ il vangelo annunciato dalla Chiesa ad essere la luce e la norma della fede, questo ci presenta la realtà della natura umana di Cristo, che non si dissolve e non si trasforma con l’incarnazione, cioè non diviene una semplice apparenza, ma mantiene le sue proprietà, le sue caratteristiche e la sua integrità. Secondo la narrazione del vangelo Gesù ha una vera natura umana come la nostra, come ogni bambino degli Ebrei viene circonciso, presentato al Tempio, cresce e si fortifica (Lc 2, 21-40), ha paura della morte e suda sangue (Lc 22, 39-44), ha costruito la pace tra noi e Dio per mezzo della sua carne, attraverso la croce (Efesini 2, 11-17). 

Il Verbo di Dio si è fatto carne, cioè è uomo veramente, e ha posto la sua tenda in mezzo a noi (Gv 1, 14-18).



Bibliografia

Catholic Encyclopedia, Volume I. New York 1907, Robert Appleton Company;
Battista Mondin “Dizionario dei teologi” Edizioni Studio Domenica, Bologna 1992
Giovanni Filoramo, D. Menozzi (a cura di), "Storia del Cristianesimo", I, Roma-Bari 1997;
Antonio Olmi “Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e le non calcedonesi” Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2003;
Potestà, Gian Luca , Vian, Giovanni "Storia del Cristianesimo" Il Mulino, Bologna 2010. 
http://it.wikipedia.org/wiki/Crisafio
http://it.wikipedia.org/wiki/Monofisismo

sabato 16 maggio 2015

Le crociate

Con questo articolo inizio a trattare un nuovo capitolo della storia della Chiesa che è indubbiamente tra quelli che sono stati più strumentalizzati da parte di una certa storiografia laicista e “politicamente corretta”: le crociate. In qualsiasi discussione, dovunque è messo in discussione l’operato della Chiesa nella storia, salta sempre fuori il “peccato originale” delle crociate, il simbolo di tutte le “malefatte” dei cristiani e della Chiesa cattolica. 

Qualche mese fa un dirigente del movimento terrorista islamico Hamas, Salah Bardawil, nel respingere l’ipotesi di un intervento armato in Libia da parte dei paesi occidentali, tra cui l’Italia, ha paragonato un evento del genere come "una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani". E’ tipico della retorica estremista islamica l’ossessivo riferimento alle crociate per giustificare la loro aggressività e violenza nei confronti dei paesi occidentali. Ma anche nell’immaginario collettivo di noi occidentali le crociate sono considerate come il male supremo, la vergogna incancellabile che grava sulla coscienza di tutti i cristiani e, quindi, di un occidente sempre in colpa di fronte all’Islam. Lo stesso ministro italiano degli affari esteri, Paolo Gentiloni, ha tenuto a precisare di “non essere un crociato” aderendo così all’idea delle crociate che ha l’opinione comune. 

Un’opinione comune fondata per lo più sulle menzogne e fantasticherie di una falsa storiografia, una vera e propria “leggenda nera” nata in ambiente illuminista dove vigeva, imperante, il pregiudizio anticattolico. Sono tanti i miti che si sono sviluppati attorno alle crociate: come quello che le vuole delle guerre suscitate dalla Chiesa per imporre la religione cristiana ai musulmani; delle invasioni violente e proditorie contro popoli “civili e pacifici”, fedeli a Maometto, che vivevano nella pace e nell’abbondanza; delle manifestazioni di becero fanatismo religioso, oppure delle vere e proprie guerre espansionistiche, espressione del primo imperialismo della Cristianità medievale, perfino una prima espressione del colonialismo europeo. Altro mito sulle crociate riguarda la figura dei crociati, invariabilmente considerati esseri rozzi, violenti, in caccia di bottino e quella degli islamici, visti come valenti guerrieri, saggi, colti, pacifici, costretti alla guerra. Basta pensare alla famosa figura del Saladino, considerato un eroe saggio e illuminato, come, ad esempio, nel colossal cinematografico “Le Crociate” di Ridley Scott del 2005. 

Niente di tutto questo è vero, si tratta di una gigantesca mistificazione che sfrutta l’enorme disinformazione storica che esiste su tali argomenti. Ho deciso, quindi, di operare una divulgazione su tali temi e per questo dedicare una apposita sezione del mio blog per accogliere una serie di articoli d’approfondimento della materia per vederci chiaro attraverso uno studio onesto ed oggettivo delle fonti. Mi avvarrò di analisi storiche tra le più illuminate frutto di un recente rinnovamento degli studi sulle crociate. Come, ad esempio, quelle del professor Jonathan Riley-Smith, uno dei massimi esperti mondiali delle crociate che ha insegnato a Cambridge e al Trinity College, di Thomas F. Madden, direttore del Dipartimento di Storia presso la Saint Louis University in St. Louis, nel Missouri, esperto mondiale delle crociate e di storia medioevale, di Franco Cardini, celebre storico, massimo esperto italiano di storia medioevale, ecc. 

Lo spirito delle crociate fu quello del martirio e, quindi, di un combattimento da affrontare per opporsi alle tremende forze ostili del peccato per l’ottenimento e la difesa del Regno di Dio. I crociati lasciavano tutto, mogli, figli, beni, sicurezze e partivano per un’impresa tremenda senza alcuna certezza se non quella di affrontare un sacrificio spirituale e materiale per l’oggettiva necessità di difendere la fede affidandosi totalmente a Cristo.

sabato 9 maggio 2015

La paura del cristianesimo

La Francia, la figlia primogenita della Chiesa, la terra delle splendide cattedrali gotiche, la patria di tantissimi cristiani eroici, di angeli dei poveri come Giovanni Battista de la Salle e Vincenzi de' Paoli, di santi mistici come Teresa di Lisieux, di dottori della Chiesa come Bernardo di Chiaravalle, sta inesorabilmente perdendo tutta questa ricchezza e scivolando sempre più in un oscuro mondo senza più posto per Dio e il cristianesimo. A Rennes, nei giorni scorsi, l'ennesimo atto anticristiano, un altro passo verso la scristianizzazione e il disconoscimento delle proprie radici: una statua di San Giovanni Paolo II è stata rimossa per ordine di un tribunale, sembra che la croce che sovrastava il monumento fosse troppo "vistosa".

Ecco a cosa si è ridotta la laicità della Repubblica Francese, ad una guerra spietata alle sue origini, un laicismo aggressivo e spietato. Ma l'eliminazione di ogni presenza pubblica dei simboli religiosi è solo la punta di un iceberg: questo Paese è arrivato a limitare persino la libertà di espressione con leggi che vietano di opporsi all'aborto, al matrimonio tra omosessuali, vieta la possibilità di indossare simboli religiosi nelle scuole, impone corsi obbligatori di educazione sessuale a bambini di sei anni con la rieducazione alla teoria del gender. Questo Paese progetta di riformare il calendario con l'introduzione di giornate "laiche" al posto delle festività cattoliche. E chi non è d'accordo deve per forza adeguarsi, altrimenti si passano guai seri, così come succede ai militanti della "Manif pour Tous" arrestati anche se protestano in silenzio. Sembra che non sia cambiato niente dai tempi bui della rivoluzione, quando un'élite borghese decise di far fuori Dio e la Chiesa per aver mano libera e costringere una nazione a rinnegare le sue caratteristiche identitarie.

Oggi la situazione francese è l'immagine tipica di come può ridursi un paese, una comunità, uno Stato che si era formato nei principi sociali e culturali del cristianesimo e che ha progressivamente sostituito alla propria identità cristiana l'idolatria per uno Stato laicista dove ciò che conta è solo l'individualismo e la pretesa di diritti inventati a scapito dei valori comunitari e della famiglia. Oggi in Francia c'è solo un maniacale, fiscale e strumentale rispetto costituzionale che stride contro la ragionevolezza della pratica consolidata, contro la libertà di non essere d'accordo, un morboso rispetto delle regole e del "politically correct" che sta distruggendo ogni valore di base.

Purtroppo in nessun altro paese europeo come in Francia il secolarismo sta estromettendo la religione per imporre ai cittadini l'obbligo di aderire alla laicità.